In sintesi
È un insediamento agricolo di origini molto
antiche che risale probabilmente al IX secolo, periodo in cui
si diffuse in Italia (soprattutto nelle campagne) il culto per
Santa Brigida (da cui venne il nome S. Brera), anche se il primo
documento che nomina la cascina è del 1299. A Santa Brigida
è anche dedicata la chiesetta situata lungo la stradina
che porta ai campi lungo il Lambro e che divide fra loro le due
corti della cascina: la corte piccola e la corte grande.
Ma Santa Brera è soprattutto nota per esser stata nel 1515
quartier generale del re di Francia Francesco I durante la famosa
Battaglia di Marignano che i Francesi vinsero contro gli Svizzeri.
Da allora ad oggi ai fabbricati più antichi sono state
aggiunte in epoche diverse altre costruzioni da adibire via via
alle varie attività e ad abitazioni.
|
|
riportiamo per esteso un articolo scritto da Vitantonio Palmisano
e pubblicato su "Il melegnanese" di sabato 27 aprile 1995
La cascina di Santa Brera si chiamava anticamente Santa Brigida.
Questa fu, fino a tempi recenti, un insediamento agricolo milanese
tipico e di origini molto antiche.
Il primo documento che nomina la cascina risale al 1299, ma essa
esiste probabilmente dal IX secolo, periodo in cui si diffuse in
Italia il culto di Santa Brigida.
Brigida era una santa di origini irlandesi, patrona dell'isola
di Kildare, dove in suo onore venne eretto un grandioso monastero
del quale era abbadessa, soppresso al tempo di Enrico VIII e dello
scisma anglicano.
Alla morte della santa, il suo capo venne trasferito a Lisbona,
mentre le sue reliquie furono tumulate in Alsazia. Il culto della
Santa Brigida si propagò di conseguenza in tutta Europa e
in Italia, con particolare diffusione nelle campagne; a Santa Brigida
fu infatti dedicata la chiesetta della nostra cascina, ubicata al
di fuori degli insediamenti agricoli circoscritti dalla corte grande
e corte piccola, che acquisirono per estensione il suddetto nome.
Nel territorio di San Giuliano Milanese già dal secolo XIII
esistevano due chiese dedicate a questa Santa, come si deduce dal
"Liber Sanctorum Mediolani" che testualmente dice: «...
in villa de Marcellinis de pbele sancti Iuliani est ecclesia - item
in loco sanctae Brigidae eiusdem plebis...».
La necessità di strutturare un insediamento del tipo di
Santa Brera si rinviene nello studio dell'habitat umano primitivo,
che si sviluppò tenendo conto che i paesi di una certa importanza
dovessere rimanere distanti fra loro di cinque-sei chilometri, intervallati
da agglomerati minori a non più di 2 km, costituendo così
una fitta rete di cascine. La causa di questa struttura abitativa
complessa è da ricercarsi nella grande diversificazione di
attiviità permessa dalla vicinanza di città importanti
e dalla vocazione agricola del territorio.
La cascina Santa Brera è un esempio di struttura agricola
laica di tipo fortificato per via della sua posizione attigua alla
Rocca. Ricordando quanto già scritto in merito al suddetto
impianto, non vi è alcun dubbio che il controllo strategico
della biforcazione delle due valli fluviali , significava il controllo
dell'intero territorio. Infatti, quando la potente famiglia Brivio,
verso la fine del Duecento, acquistò dai Torriani le terre
fra San Giuliano e Melegnano, si preoccupò di costruire un
piccolo castello a Zivido e a sud la Rocca.
Come abbiamo avuto già modo di dire, in particolare quest'ultima
controlla predominando sia la confluenza fra Vettabbia e Lambro,
sia la via Emilia, sia la parte settentrionale di Melegnano.
La Cascina Santa Brera si trova a 850 metri circa dalla Rocca Brivia,
anch'essa sull'orlo del terrazzamento, prossimo alla valle del Lambro.
Ancora oggi è visibile una torre sul lato meridionale, verso
Melegnano; anche l'ingresso principale è da questa parte.
Il complesso prende quindi nome dalla piccola chiesa di Santa Brigida,
situata anch'essa sul ciglione, là dove una strada che porta
ai campi divide le due cascine che propriamente formano il complesso
rurale. L'edificio religioso, recintato da un muro in cotto con
un cancelletto in ferro battuto all'ingresso, fino a tempi più
recenti, aveva una scritta dipinta sul portale d'ingresso che diceva:
D.OM. et Sanctae Brigidae, ora non più visibile a causa del
completo abbandono in cui si trova la cappella.
L'ingresso principale (di Santa Brera piccola) porta a una corte
rustica. Sulla destra è situata la casa padronale, ora in
corso di ristrutturazione parziale, dalla quale traspare una certa
dignità. Il cortile padronale è leggermente rialzato
rispetto all'aia: una abitazione severa, verso tramontana, è
caratterizzata da una gronda parecchio sporgente e da finestre ben
proporzionate con un elegante davanzale in vivo. Un'iaspettata dinamicità
appare a chi osserva la facciata d'ingresso padronale, giacché
gli edifici sono scalati e ruotati uno rispetto all'altro e terminano
contro i muri di sostegno dell'abitazione principale. Interessante
e funzionale è il camino posto sopra il portone d'ingresso.
Uscendo poi dal cancello a tramontana, si trova l'altra corte (Santa
Brera grande), unica nel suo genere nella zona. La pianta della
seconda corte è triangolare, con l'ingresso su un vertice.
Il lato verso il Lambro è particolarmente interessante, in
quanto vi si trova una casa con un grande abbaino e una scala esterna
in pietra; tipologia non comune da queste parti. La casa dell'affittuario
ha un portico verso mezzogiorno, mentre sul lato opposto si nota
un camino ben segnato all'esterno, con una grande apertura sottostante
che porta in cantina: anche questo edificio è piuttosto vecchio
e malridotto.
E' indubbio che il complesso agricolo ebbe, ai tempi della sua
piena funzionalità, un indirizzo zootecnico. Il cascinale
ha, sul lato di nord-ovest, delle stalle per vacche da latte, ormai
in disuso da anni: queste sono strutturate in cotto, con soffitti
a voltine sostenute da colonne in vivo. Sovrastante la stalla vi
è il fienile, collegato alla prima mediante un'apertura per
il passaggio del fieno alla mangiatoia; sul fianco, il cortile occupato
dalla concimaia, le stalle per le manze e il porcile con altri rustici
accessori.
L'aspetto generale mostra i caratteri di un consistente rimaneggiamento
strutturale attuato pressoché sul finire del Cinquecento,
con qualche intervento anche nel corso del Settecento, ma l'impianto,
come sappiamo, è precedente.
Abbiamo altresì riscontrato accenni sulla suddetta località
nei carteggi di san Carlo Borromeo, che nel 1567 compie una visita
pastorale a Melegnano e nel 1570 a San Giuliano Milanese. La comunité
di Santa Brigida era sotto la prepositura di Melegnano: testualmente
il documento che descrive la visita dice: «...communitas Sanctae
Brigidae cuius capsinae adiacentes sunt capsina appellata il Molino
della Crema...».
L'edificio fu fra l'altro quartiere generale di Francesco I di
Valois-Angoulême (1494-1547) (figlio di Luisa di Savoia),
e quindi teatro della battaglia del 1515 (Battaglia di Marignano
detta dei Giganti). La cascina, stante la sua mole, fu presa con
la forza dai Guasconi, che erano l'avanguardia di Francesco I. Questi
penetrarono nell'edificio attraverso i campi, passarono a guado
il fiume, indi la Vettabbia e raggiunsero la Rocca proseguendo poi
fino alla cascina Santa Brigida (ora Santa Brera). Giunte sul luogo,
le avanguardie si diedero al saccheggio e soprattutto a svuotare
le cantine che erano piene di derrate alimentari. La cascina Santa
Brera, dopo un accurato sopralluogo predisposto da alcuni emissari
del re, fu quindi occupata dai francesi che qui installarono gli
impianti logistici delle loro truppe.
Francesco I alloggiò qui, sia prima che dopo il combattimento
e qui ricevette gli ambasciatori, dalle stanze della casa padronale
inoltre il sovrano scrisse, la sera stessa della vittoria di Melegnano,
la famosa lettera alla madre duchessa d'Angoulême, che costituisce
il principale documento sui particolari della battaglia.
Un combattente francese che seguiva l'esercito in qualità
di portaordini di Francesco I, di nome Pasquier le Moyne, nel 1520
scrisse un libro a cui diede il titolo: "Voyage et conquête
du Duché de Milan en 1515: bataille de Marignano". attraverso
il quale l'autore ci tramanda la sua descrizione di alcuni particolari
del cascinale di Santa Brigida.
Nonostante il tempo trascorso ed un completo abbandono, si intravede
ancor oggi a Santa Brera quella che fu "la belle cassine"
descritta dal Le Moyne: la "grand et gros logis" con una
grande corte circondata da stalle, fienili e granai, dalla quale
si accedeva con lieve salita ad una più piccola dall'aspetto
signorile, cinta da tre lati. Tutt'intorno erano campi ben coltivati,
verdi praterie, meravigliosi vigneti di uva bianca; un lato della
cascina è aperto sul giardino digradante verso la roggia
Nuova, e di qui praterie e filari di pioppi si avvallano verso il
Lambro nascosto dalla boscaglia.
In una carta topografica del Seicento, che segna tutte le cascine,
in un contesto concernente la requisizione del fieno, è segnata
"Santa Breda", ed in un'altra della metà del Settecento,
in occasione della visita pastorale del card. Pozzobonelli di Milano,
vi è annotato il luogo già come "Santa Brera":
con tale nuova denominazione era stata inserita nel Censimento Generale
dello Stato di Milano, operazione che venne definita nel 1752 sotto
l'imperatrice Maria Teresa d'Austria.
|
|